L’IMPERO CROLLERÀ o forse è già crollato e noi si fa finta di niente

2010_12_14_16_28_06

 

Anteprima dell’editoriale che comparirà sul numero di luglio del notiziario parrocchiale di Arcene. Sono sempre articoli molto lunghi… questa è la prima puntata! Buona lettura

 

L’IMPERO CROLLERÀ o forse è già crollato e noi si fa finta di niente

Per favore fermate tutto e ascoltate. Ascoltate questa musica ma ascoltatela davvero, senza fare nient’altro.

Non è musica facile da trovare, non è immediata, non è da ascoltare mentre si fa altro: non mentre si legge o mentre si fanno i mestieri, non è musica da “mentre”.

Per favore, in questo tempo di vacanze solo un gesto umile e fertile di ascolto: non è musica da accompagnamento, è un viaggio e vi toccherà sedervi e pensare per camminare.

Non è musica commerciale, la chiamano indipendente, speriamo che tale rimanga.

Serve tanto senso dell’umorismo, viaggio precluso ai bigotti.

Per favore fermate tutto e ascoltate, in alternativa potete anche solo leggere i testi, ma non è la stessa cosa.

Per favore fermate tutto. E già questa mi pare esigenza salvifica, per la nostra Chiesa dico, facciamo fare una fermata a questo treno, poi magari si riparte ma diamo una controllatina all’itinerario, facciamo due passi, scendiamo a vedere come è cambiato il mondo mentre noi si viaggiava, come siamo cambiati noi anche se non vogliamo, se il treno ha qualche ammaccatura o meno. Magari ci prendiamo anche un caffè, due panini ma, soprattutto facciamo scendere i controllori, basta verificare la validità dei biglietti è ora di passare a chiedere alla gente come si trova su questo convoglio e se il viaggio è confortevole e se la compagnia passabile.

È tempo di scendere un attimo e di guardare il treno da giù, da sotto, da fuori. E ascoltare la musica che gira. Per ascoltare come ci giudica chi ci vede sfrecciare sui binari della tradizione. No, non parlano più la nostra lingua, servirà un piccolo sforzo.

Non preoccupatevi è solo un minuscolo esercizio di scrittura terapeutica, questo sono questi editoriali. Non preoccupatevi, non contiamo niente, non cambierà nulla, non ne abbiamo nemmeno la presunzione. Vogliamo solo stare giù un pochetto e ascoltare la musica che passa.

Questo esercizio lo faremo facendoci accompagnare da alcuni cantautori semi sconosciuti italiani. Perché son bravi, perché dicono cose che fanno pensare, perché hanno sguardi da gente che ogni tanto scende dal treno. Non è che lo abbandonano il treno perché poi ci vivono in questo mondo però ogni tanto scendono, dicono delle cose, ne pagano il prezzo e poi, da invitati o clandestini, risalgono. Non mi dispiace pensare che farebbe bene alla nostra chiesa un gruppo di persone con lo stesso stile. Ecco il primo cantante che scende, si chiama Mannarino. A me sembra un tipo in gamba.

PARTIAMO FACILE: L’IMPERO
Alessandro Mannarino non so se è indipendente nel senso stretto (cioè non legato a grandi case discografiche) però mi pare libero quanto basta. Alessandro Mannarino. Potrei scegliere mille canzoni sue, che sono belle e fanno pensare, ne scelgo una:

Il cardinale ha scritto la legge
il lupo è il pastore e gli uomini il gregge
il gregge è rinchiuso sul monte dei pegni
e certe botte non lasciano i segni
però a volte nella notte bruciano,
però a volte nella notte bruciano.

lei è partita con l’anima nera gira di notte come una fiera
fiera per strada smacchia il suo lutto con il campari e un tocco di trucco

però quando resta sola piange un po’,
però quando resta sola piange un po’.

riderà al sole l’impero crollerà
forse ce ne andremo alla città,
riderà al sole l’impero crollerà
quando il suo amore tornerà

ci presero al laccio per la catena per farci spingere un’ altalena
sull’altalena c’è un mostro potente dietro la schiena nasconde un serpente

però poi un giorno lei mi liberò però poi un giorno lei mi liberò

Se torna la bella che viene e va io questa volta le parlerò
forse si scappa lontano da qua forse si resta per lottare
però intanto stanotte bevo un po’,
però intanto io stanotte bevo un po’

riderà al sole l’impero crollerà
forse ce ne andremo alla città
riderà al sole l’impero crollerà
quando il suo amore tornerà.

Siamo scesi dal treno, da questa chiesa che abitiamo, che è in cammino da tanto, che non fa fermate, in cui da tanto nessuno osa più tirare il freno di emergenza, in emergenza si corre anche di più, in emergenza si corre per far finta che non sia cambiato nulla. Ma oggi no, oggi il treno per un attimo si ferma. E noi lo guardiamo, vecchio, segnato dal tempo… ma quanto gli vogliamo bene. Perché questo treno ci ha accolto quando eravamo piccoli, perché nonni, genitori, preti, catechisti, amici, tutti abbiamo incontrato in qualcuno di questi vagoni e metterlo in discussione sembra sacrilegio. Ma noi ti amiamo treno che ci porti ad attraversare i binari di questa vita, e proprio perché ti amiamo ti guardiamo anche da qui.

Mannarino ci accompagna a svelare quello che siamo diventati a fidarci troppo della legge. Eravamo sul treno e avevamo paura di deragliare per cui “il cardinale ha scritto la legge il lupo è il pastore e gli uomini il gregge…” eppure noi sappiamo che c’è di più su questo treno, che quando siamo partiti c’era un altro sogno, che c’è di più perché è di un “di più che abbiamo bisogno” abbiamo bisogno di amore. Se siamo saliti alla stazione di partenza era perché avevamo in cuore questo! Avevate promesso di amarci. Sentivamo distintamente che la salvezza era nell’amore e non nelle regole, ha ragione Mannarino, l’aveva detto Gesù, aveva detto che una cosa sola cerchiamo: la libertà: “un giorno lei mi liberò”.

Chiesa che come un treno attraversi i tempi, ti scongiuro, torna a parlare di vita e di amore, perdi il controllo come fanno gli amanti, deraglia dalle sicurezze, rimettiti in discussione. Aiutaci a far crollare l’Impero, lo stesso Impero che ci ha sedotto, e che ora ci umilia, che ci ha fatti diventare come lui. Dai che lo facciamo crollare l’unico impero che ancora rimane in piedi, quello delle nostre paure, delle nostre nostalgie: “riderà al sole l’impero crollerà, forse ce ne andremo alla città” una risata d’amore e crolleranno sovrastrutture ridicole, sto sognando, un sorriso, una risata e l’amore tornerà, lo stiamo aspettando, e ce ne torneremo alla città, torneremo ad abitare la possibilità del Regno. (CONTINUA…)

Un commento

  1. Condivido queste parole. Noi siamo diversi da cosi, dalle regole imposte, eppure eppure sembriamo tutti cosi obbedienti, anche quando si protesta. Invece non è essere contro, ma essere proprio altro. Umani umani tanto umani. Per fortuna ci sono le tue parole don Alessandro, aiutano le persone come me. Siamo un gruppo di donne che si trovano a parlare di spiritualità, e le tue parole ci hanno accompagnato tutto l’anno.
    Quante volte il desiderio di scendere da questo treno, quante volte sono scesa, ma è duro stare giù. La solitudine è faticosa e a volte triste. Allora mi faccio.una risata. Grazie

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