è fuori di sè X domenica Tempo Ordinario B

agricultural-agriculture-cropland-247599È fuori di sè

(Genesi 3, 2 Corinzi 4, Marco 3)

X domenica Tempo Ordinario B

Adesso ti amo, uomo, perché mi riconosco in te. Sei impaurito, nudo, ti nascondi. Lo sguardo del Padre ti disturba, lo percepisci minaccioso. Volevi sentirti grande e ti ritrovi a cercare colpevoli, il senso di colpa per quel frutto rubato ti sta uccidendo. Adesso ti amo, uomo, perché mi riconosco in te, nelle tue immaturità, nelle tue umanissime fragilità, nelle sfumature delle tue inconsistenze. Sei vero, come me, come l’umanità che siamo, che mi circonda quella che amo e che odio, quella che mi stupisce per la qualità del desiderio ma anche mi sfinisce per la banalità e l’infantilismo. Sei più consapevole, sei più bello, sei libero, sei fatto di terra, Adamo. Hai scoperto l’origine di ogni peccato, che è non aver rubato un frutto ma rifiuto della responsabilità, hai scoperto che all’origine di ogni peccato c’è quello stupido orgoglio che non permette di dire “ho sbagliato”.

Ti amo uomo del paradiso sempre più terrestre, ti amo perché sei come noi. Ti amo perché adesso puoi cominciare a camminare davvero, a crescere. Ti amo perché puoi iniziare a decidere, ci vorranno millenni, ma puoi iniziare a fare pace con lo sguardo del Padre. Ci riuscirà Maria, creatura fragile e nuda e smarrita, creatura impaurita eppure pienamente donna grazie a sì, minimo e responsabile. Ti amo uomo perché mi sento sospeso tra Adamo e Maria, sento che diventare adulto è dire di sì a una vita che chiama a rispondere, sento che Adamo ha aperto la strada, sento che Maria è possibile approdo.

Ti amo, uomo che ti nascondi per paura, che cerchi pateticamente riparo in quel giardino che per grazie a quel furto ora finalmente si svela per quello che è: una prigione. Ti amo perché mi hai fatto scoprire il prezzo della libertà, perché con la rottura della paradisiaca condizione hai permesso un cammino, lo stesso portato a compimento da Gesù che, in un giardino, avrà la tua stessa paura, la nostra stessa paura, piangerà lacrime di sangue, proverà a nascondersi e poi dirà “sia fatta la tua volontà”, e in quel gesto di consegna io comprendo cosa significa diventare uomini.

Ti amo uomo di Genesi perché mi hai fatto scoprire la nudità. Tu ne hai avuto paura ma hai permesso a Gesù di abitarla: lui nascerà e morirà nudo, come a dire che non può esistere vergogna se si ama, che le cose più belle della vita (nascere, amare e morire) si fanno pacificandosi con la propria nudità.

Ti amo uomo di Genesi perché nascondendoti hai permesso a Dio si uscire allo scoperto, di venire a cercarci, di mettersi a camminare sulle nostre tracce. Sei tu che hai suggerito al Padre di partorire l’idea di un Figlio in cammino sulle nostre strade. Ti amo perché il contrario del nascondimento è l’esposizione. Gesù morirà esposto sulla croce, lui sarà il nuovo frutto del bene e del male ma starà aggrappato a quel tronco a forma di croce a garantire misericordia eterna. Il frutto non sarà più rubato ma condiviso, come pane, come vino, come corpo che nudo muore per amore. E io ho compreso grazie a te che il cammino a cui sono chiamato è disegnato tra un albero e la croce, tra Adamo e Gesù.

Ti amo uomo di Genesi, ingenuo, infantile e codardo. Inaffidabile e smarrito, patetico e complesso. Ti amo perché sei come me, perché permetti l’inizio di un cammino. Perché sei piccolo ma puoi crescere, puoi diventare uomo. La creazione non è qualcosa che è stata, è qualcosa che si fa, giorno per giorno, assumendo i tratti dell’Uomo Nuovo.

La Creazione in corso non è altro che una lenta e affascinante trasformazione, un parto, una dilatazione creativa e solo apparentemente disordinata. San Paolo nella seconda lettera ai Corinzi parla di un uomo in trasformazione, sembra descrivere l’Adamo che cresce fino a diventare Gesù. E io sento che siamo dentro quella contrazione vitale, che noi siamo chiamati a fare il nostro pezzo “il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno”. Noi siamo una trasformazione lenta, irreversibile, miracolosa. Noi siamo chiamati a gioire per la dissoluzione di ciò che è esteriore, dissoluzione di tutto quello che la vita toglie: si dissolve il corpo sotto il peso del tempo, si dissolve l’orgoglio sotto il peso del limite, si dissolve l’illusione della perfezione sotto i colpi continui dei nostri sbagli. Ma l’uomo interiore, quello dice “ho creduto perciò ho parlato”, quello che crede nell’uomo e nella vita e dà voce a questi miracoli. L’uomo che “fissa lo sguardo sulle cose invisibili perché sono eterne” e non si lascia più incantare dalle cose che passano: quell’uomo rappresenta il senso ultimo della vita, il frutto trasformato, il nuovo definitivo Adamo. Noi siamo al mondo per imparare l’arte dell’umanità. Noi siamo uomini chiamati a diventare uomini, e la costruzione è possibile solo rientrando in noi, scegliendo l’invisibile eterno che è l’amore e ricominciando sempre da capo, giorno dopo giorno, lasciando indietro ciò che non conta e prendendo i contorni di Colui che ha portato l’uomo a essere immagine del divino.

Ti amo uomo che ti sei mostrato bellissimo e perfetto in Gesù. E io vorrei diventare come te. E recuperare la follia, “è fuori di sé!” dicono gli impauriti. Gli unici a uscire sono loro, i parenti, quelli della casa che vogliono riportarti entro i margini, dentro il lecito, “amare sì ma fino a un certo punto”. I fuori sono gli scribi scesi da Gerusalemme per riportarti dentro i confini sicuri e docili della tradizione religiosa. Io voglio stare fuori con te e continuare a gridare che il Vangelo è qualcosa che è “fuori” per definizione, perché è libero, perché i confini dell’amore o sono infiniti o uccidono.

Ti amo uomo del Vangelo, perché mentre te ne stai fuori dalle attese della famiglia, fuori dalle pretese degli scribi stai insegnando a tutti cosa significa “essere dentro l’umano”.

“Gesù entrò in una casa”: credere è stare dove la vita vive, dove la gente cresce, ama, litiga, sbaglia, si separa, convive, ritorna. Dove fa la spaesa, l’amore, i conti, dove perde tempo, perde pazienza, trova un amico, smarrisce la ragione… Dove non c’è nulla di paradisiaco ma molto di terrestre. Scegliere di amare quella realtà, quella vera, smettere di uscire fuori dalla realtà.

“Se una casa è divisa in se stessa non può stare in piedi”. Credere, diventare grandi, passare dall’Adamo all’Uomo nuovo è imparare l’arte dell’unità profonda. Unificare, ricucire, tenere insieme. Diventeremo uomini quando non ci sarà più troppa distanza tra apparenza e sostanza, tra ciò che diciamo e ciò che siamo. Si chiama coerenza. Ama il coraggio. È pronta a pagare di persona.

“Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui” guardare chi c’è per quello che è. Diventa uomo chi entra nella vita e si siede e gira lo sguardo su chi ha attorno. Da fuori sono vere le idee, da dentro vengono le idee per far venir fuori la parte più bella di noi. Stare dentro la vita, guardarla, amarla, curarla, credere. Farla. La volontà di Dio diventa vera solo quando è fatta. Non bastano le parole. Stare dentro la vita, e dire di sì. L’amore, unica volontà divina, è comprensibile solo per chi è disposto a trasformarsi, a diventare amore: “chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre”.

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